Ci sembra quasi fuori luogo parlare di schiavitù oggi, nel civilissimo e modernissimo XXI secolo, ma forse non riusciamo a notare la fortissima somiglianza tra gli schiavi dei campi di cotone e i braccianti di quelli di pomodori.
Numerosi gli interventi da parte dei rappresentanti di tantissime nazioni africane come Congo, Senegal, Etiopia e Uganda, e punta di diamante della manifestazione il ministro dell'integrazione Cecile Kyenge.
Un discorso, il suo, di una poesia e di una retorica rare, ma allo stesso tempo lineare e tagliente come una lama.
«noi non abbiamo bisogno di difendere il nostro Paese con le armi: noi dobbiamo avere un'arma migliore, una corazza di diritti. [...] il trattamento peggiore è l'indifferenza; quando si dimentica, alcuni crimini ritornano.»
Delle parole che dovremmo appuntare tutti da qualche parte, perché non siano un semplice discorso ma un mantra con cui vivere.
Perché prima di infilarci il nostro abito da sera preferito, da Donne con la D maiuscola quali siamo, dovremmo indossare tutte, indistintamente dal nostro colore di pelle una "corazza di diritti".
Grazie Cecile <3.


